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Cronaca

Violenza e tracotanza dei sodali: “Deve saltare in aria tutta la caserma come sta, con loro dentro”

Dal maxi carico di cocaina proveniente dal Sudamerica, all’intenzione di punire un vicebrigadiere dell’Arma della compagnia di Campi Salentina, con la sola “colpa” di aver svolto il suo dovere: l’ostentazione di impunità degli indagati

LECCE – Un tariffario per le dosi di cocaina e uno, di massima, per pagare gli esecutori dei raid incendiari. Circa 200 euro per appiccare, ad esempio, il fuoco a un'attività. Numeri su numeri che rappresentano la “cifra” dell’organizzazione criminale coinvolta nell’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Lecce all’alba, nella quale in 37 sono stati iscritti nel registro degli indagati e raggiunti da un ordine di custodia cautelare.

Dall’ordinanza di quasi 600 pagine, a firma della giudice per le indagini preliminari Anna Paola Capano, emerge una figura “carismatica” all’interno del sodalizio, quella di Fernando Nocera, noto come “Vecchio” o “Zio”. Nella complessa attività investigativa, condotta dai carabinieri del comando provinciale e dai colleghi della compagnia di Campi Salentina fra il 2020 e lo scorso mese di giugno, il 67enne leccese ne viene fuori come figura centrale dalle grandi capacità di coordinamento dei sodali e di approvvigionamento delle armi, in particolare tramite uno degli indagati finiti nei guai nelle scorse ore: Antonio Pezzuto. Un forte ascendente su quest’ultimo, come sul resto del “team”, tanto da esortarlo a tenere sempre accanto un’arma. “Qualche giorno impazzisco ed esco... una cosa porta la Pistola la 7...tienila pronta...che se mi girano i coglioni qualcuno...lo stendo”, si legge in alcuni passi delle trascrizioni delle intercettazioni approdate sulle scrivanie della Dda. 

Nocera si sarebbe anche prodigato a favore di Alessio De Mitri, per procacciargli un’occupazione che gli consentisse di allontanarsi dal luogo dei domiciliari, col fine di portare avanti gli affari del gruppo. Il 67enne si sarebbe così rivolto nuovamente a Pezzuto, affinché il nome di De Mitri fosse segnalato al proprietario di un ristorante di Campi Salentina in vista di un’assunzione. Referente per l’attività di spaccio di stupefacenti, procacciatore di armi e lavori e, infine, “consulente” legale.

A Caterina Bisconti (la 42enne coinvolta nel blitz di oggi e moglie di Stefano Coppola, fermato nel 2021 perché trovato con 700 grammi di cocaina in casa e tra i nomi degli indagati odierni), Nocera avrebbe consigliato di disfarsi immediatamente di auto, moto e altri beni anche intestati a eventuali prestanome. Il tutto per eludere gli accertamenti patrimoniali che, con ogni probabilità, le sarebbero toccati in sorte a seguito dell’arresto del marito. Avrebbe però riservato alla donna anche rassicurazioni sul trattamento che il marito avrebbe poi ricevuto nell’istituto penitenziario leccese a seguito delle manette.

Parole-spia di una figura dal forte ascendente negli ambienti criminali, così come in quelli carcerari. E che hanno trovato riscontro, secondo la ricostruzione degli inquirenti, nelle successive parole della Bisconti: nella chiacchierata captata dalle intercettazioni, avrebbe rivelato a Nocera la soddisfazione per l’accoglienza di Coppola da parte degli altri detenuti, prodigatisi persino ai fornelli. Lo stesso Coppola – riferimento per molti acquirenti di cocaina che si sarebbero recati da lui per “farsi i capelli” - avrebbe mostrato nel corso dell’indagine dell’Arma un atteggiamento di ostentata impunità. Tanto da non celare tracotanza e violenza persino nei confronti dei carabinieri.  “Li morti loro squagliati… infami, indegni, deve saltare in aria tutta la caserma come sta, con loro dentro…”. Via via che nei mesi l’attività delle forze dell’ordine diveniva pressante, anche le intenzioni di alcuni degli indagati si sarebbero fatte più veementi. Come quella di farla pagare a un vicebrigadiere dell’Arma, in servizio presso la compagnia di Campi Salentina, con la sola “colpa” di aver svolto il suo dovere. Fortunatamente rimasta soltanto un'intenzione.

Anche perchè, per tutto il perdiodo dell’indagine, attentati incendiari e a botte di esplosivo non sono di certo mancati. A fuoco esercizi, l’auto di un medico di San Pancrazio Salentino, di un ristoratore di Torre Lapillo. E poi roghi ai negozi, raffiche di colpi d’arma da fuoco contro le abitazioni. E, ancora, un ordigno rudimentale davanti a una struttura ricettiva di Carmiano. Libertà rischiate certamente non per un “ventino” di cocaina (una dose da 0,25 grammi), ma per business di ben altra portata. Come in quello emerso dalle intercettazioni e relativo a un maxi carico di stupefacente proveniente dal Sudamerica: “I  “prezzi sono buoni: 3, 5 mila euro  al chilo. Se tutto va bene abbiamo deciso di fare 4 o 5 viaggi, poi ci fermiamo e poi riprendiamo”.

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