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Sabato, 18 Maggio 2024
L'intervista

Centrodestra, il ricambio può attendere: “Si punta sempre sui soliti”

Il consigliere di minoranza Giorgio Pala, il più giovane nell’assise cittadina, ricorda alla sua coalizione l’urgenza di un rinnovamento e per le amministrative del 2024 avvisa: “Non basta parlare esclusivamente contro Salvemini”

LECCE – Entrato in consiglio comunale nel 2017, molto giovane e nel momento più traumatico della storia del centrodestra a Lecce, appena sconfitto al ballottaggio da Carlo Salvemini e dalla coalizione sancita tra primo e secondo turno elettorale dal patto con Alessandro Delli Noci, Giorgio Pala è stato tra i primi a chiedere ai maggiorenti della coalizione di agevolare e non ostacolare il rinnovamento della classe dirigente locale.

Dai banchi della minoranza, soprattutto dopo la nuova vittoria di Salvemini, nel 2019, maturata dopo la gestione commissariale, ha assunto nei confronti dell’amministrazione comunale un atteggiamento meno conflittuale rispetto ai suoi colleghi di schieramento e incentrato più sulla parte propositiva che su quella polemica. Tra l’altro è l’unico, della coalizione sconfitta, ad aver migliorato il suo risultato elettorale in termini di preferenze.

Anche a lui, quindi, bisogna guardare quando ci si interroga su cosa il centrodestra stia meditando di fare quando mancano circa 14 mesi alla tornata elettorale. Nel centrosinistra ci sono stati (e ci sono) dei malumori quando Salvemini ha dichiarato di volersi ricandidare, ma è difficile oggi prescindere dalla consuetudine che vuole un sindaco uscente di sottoporre la sua azione di governo al giudizio dei cittadini considerando anche il fatto che la città attende investimenti certi per oltre 130 milioni di euro tra Piano nazionale di ripresa e resilienza e Contratto istituzionale di sviluppo. Nel centrodestra, invece, sembrano in corso solo dei diversivi, con la sensazione, netta, che senza un accordo blindato tra Fitto e Marti non si muoverà foglia.

Consigliere Pala, i leccesi saranno chiamati al voto tra poco più di un anno e il centrodestra appare ancora abbastanza passivo nella costruzione di un percorso per l’alternativa a Salvemini. Da cosa dipende: dalla sicurezza di avere il vento in poppa, dopo le vittorie all4 politiche e in Lombardia e Lazio, o da divergenze di vedute sulla strategia?

“Lo scenario politico locale ci offre da una parte un sindaco uscente già in campagna elettorale, che ha annunciato la sua ricandidatura diversi mesi fa ed ha già incassato il benestare dei big della sua coalizione. Dall’altra parte abbiamo invece un centrodestra fin troppo attendista, che sicuramente si adagia sui risultati nazionali, fingendo di non ricordare le rovinose sconfitte degli ultimi anni a livello regionale, provinciale e comunale. Sento dire che non c’è fretta e che possiamo trovare il candidato dopo la pausa estiva, come se fossimo convinti di vincere a occhi chiusi. Rimango perplesso davanti a tali esternazioni”.

Intanto, lei e gli altri consiglieri comunali vi siete riuniti più volte, facendo chiaramente intendere di non gradire imposizioni dall’alto: è un modo per chiedere alle segreterie di fare le primarie?

“Si tratta principalmente di un avviso alle segreterie di partito: non siamo più disposti ad accettare i metodi adottati in passato, stop ai nomi calati dall’alto, basta imposizioni da chi non conosce la realtà cittadina. La scelta del candidato sindaco deve passare necessariamente da un confronto che esprima un nome condiviso: se così non fosse, l’unica strada da percorrere sarebbe quella delle primarie, ma organizzate per tempo. Farle due mesi prima, come la scorsa volta, sarebbe l’ennesimo suicidio. Farle per tempo e con regole chiare, invece, sarebbe una grande festa di democrazia. Perché perdere tempo, dunque?”.

Per quanto riguarda i possibili candidati, alcuni nomi sono venuti fuori, senza che ci siano state smentite: lei crede più a un profilo politico o a uno civico?

“Da un paio di mesi a questa parte si susseguono diversi nomi come ipotetici candidati. Alcuni di questi sono prestigiosi personaggi della società civile, dai quali tuttavia non mi sembra di aver colto segnali di apertura in tal senso: la figura di Antonio Pasca (presidente del Tar a Lecce, ndr), ad esempio, sarebbe di assoluto spessore ma ha chiaramente lasciato intendere di non voler essere della partita. Sento anche molti nomi di ex politici locali che vengono gettati ciclicamente nel calderone dei papabili candidati: non proprio il modo giusto per dare discontinuità rispetto alla vecchia politica”.

Lei è entrato in consiglio nel 2017, quando il centrodestra ha toccato con mano l’urgenza del rinnovamento della sua classe dirigente. Rispetto a questo tema, cosa è cambiato in tutto questo tempo?

“Nel 2017, poco più che ventenne, ho avuto l’onore di essere eletto in Consiglio Comunale e di rappresentare la mia città, legittimato dai voti di tanta gente che chiedeva un cambio di passo ed una nuova classe dirigente. Nel 2019 la mia rielezione ha confermato quanto appena detto. Il centrodestra, non recependo queste istanze ma puntando sui soliti nomi, fu sconfitto ed ancora oggi non ha capito quella richiesta di rinnovamento che viene dal proprio elettorato, continuando a soffocare nella culla i propri giovani”.

Cosa pensa di fare se questa esigenza fosse ancora disattesa? Attendere un input oppure darlo?

“Il tempo sta per scadere, il centrodestra non si può permettere di consegnare nuovamente Lecce alla sinistra, è ora di rompere gli indugi. Proprio per questo giovedì 6 aprile alle 17 modererò presso l’Hotel President una convention, o per meglio dire un’assemblea aperta a tanti amici, dove discuteremo di programmi e della Lecce che abbiamo in testa per il 2024, lanciando un forte segnale che suonerà come una sveglia per tutti. Parleremo di idee e di programmi, non di nomi, provando ad offrirle come contributo ad una coalizione che pensa di fare una campagna elettorale esclusivamente contro il sindaco uscente. Mi auguro che qualcuno inizi a capire che la base di una campagna elettorale devono essere i contenuti, non i nominativi”.

Tra gli scenari possibili, di qui a un anno, è credibile quello che vede in campo anche un terzo polo?

“Nelle competizioni elettorali il terzo polo nasce come sintesi tra i delusi del bipolarismo, come contenitore di forze e di idee che non si riconoscono più nelle vecchie logiche partitiche. Mi sembra probabile che davanti alla riproposizione di scelte scellerate da parte del centrodestra, oppure anche della sinistra, qualcuno possa intraprendere percorsi alternativi. Mi auguro, ovviamente, che ciò non accada: tuttavia non mi sentirei di scommettere sulla presenza di due sole proposte elettorali nel 2024”.

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