Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Palazzo Carafa, eletti dalla maggioranza i tre nuovi revisori dei conti

Appena chiuso il bando, il sindaco indica i due professionisti prescelti. Poi apre alla minoranza, ma pone il veto su Paola Montinaro. Alla fine la spunta Paola Bruno, indicata dall'Udc, con i voti determinanti del centrodestra

Una seduta di un recente cosiglio comunale.

LECCE –  Sull'elezione dei revisori dei conti del Comune di Lecce, il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione iniziato questa mattina in commissione Bilancio è terminato in serata con l’epilogo del consiglio comunale. Confermate le indiscrezioni della vigilia – circolate ancor prima che scadesse il termine di presentazione delle domande, fissato alle 12 di oggi -: Fabrizio Quarta è stato eletto con diciotto voti, Maurizio Renna con undici.

Un parziale colpo di scena si è avuto per quanto riguarda la scelta del terzo componente: il sindaco, Paolo Perrone, nell’intervento che ha preceduto il voto dell’aula, ha chiaramente comunicato alla minoranza la possibilità di indicare un nome gradito, ripristinando così una consuetudine che il centrodestra stesso aveva interrotto nella precedente consiliatura con la nomina di Antonio Marotta, Fabrizio Natale e Paola Montinaro, tutti in quota dell'allora maggioranza. Il primo cittadino ha però fatto comprendere, senza mai nominarla direttamente ma con parole molto chiare, che se l’indicazione fosse stata quella della Montinaro, la sua apertura sarebbe venuta meno.

Proprio sul revisore uscente, invece, è caduta invece la scelta della minoranza, nell’impossibilità materiale di esaminare i sessanta curricula pervenuti in Comune: dateci tempo per valutare i profili, hanno ripetuto Carlo Salvemini, Loredana Capone, Antonio Rotundo, altrimenti non possiamo fare altro che indicare la professionista il cui operato abbiamo potuto apprezzare in questi anni (gli altri due uscenti non hanno presentato domanda). Ma la maggioranza ha respinto la richiesta e ha voluto bruciare i tempi uscendo dall’aula con l’ufficializzazione della nuova terna. E a spuntarla è stata Paola Bruno, che, indicata da Melica (Udc), ha ottenuto ben quattordici voti, con la chiara complicità del centrodestra che ha messo così definitivamente fuori dai giochi la candidata sgradita, ferma a quota quattro.

Ma perché il niet di Perrone sulla Montinaro? La professionista, in maniera sempre più evidente nel corso del tempo, ha espresso perplessità rispetto alla condotta finanziaria e contabile dell’amministrazione, arrivando a depositare prima dell'ultimo consiglio comunale una relazione in dissenso, relativa al bilancio, rispetto a quella degli altri due revisori. Una decisione scellerata e irrituale secondo il centrodestra– come ebbero modo di dire i consiglieri Antonio Lamosa e Bernardo Monticelli Cuggiò - ma che era maturata già a fine luglio

A pochi giorni dalla deflagrazione di quel plateale conflitto di vedute sui conti del Comune di Lecce, motivate come scelte personali, sono pervenute sul tavolo del sindaco le dimissioni di Marotta e Natalie mettendo così l'ente in condizione di attivarsi per la ricostituzione dell'organo il cui corretto funzionamento è fondamentale per tutte le attività rilevanti di Palazzo Carafa. In commissione però, questa mattina, il centrosinistra aveva posto una questione: a seguito delle due dimissioni, il collegio decade o necessita solo di essere integrato? A questa seconda soluzione tendeva l’interpretazione della minoranza che si è appellata all’articolo 78 dello statuto del Comune di Lecce, ma la maggioranza – confortata dal parere del segretario generale e dell’avvocatura – ha tirato dritto per la propria strada votando la presa d’atto della decadenza del collegio, condizione propedeutica all’elezione del nuovo.

Una differenza di posizione, quella maturata in commissione, apparentemente dottrinaria, ma con un gradiente inevitabilmente politico perché la semplice integrazione avrebbe consentito alla Montinaro di rimanere nell’esercizio delle sue funzioni. Non solo: i due nuovi componenti sarebbero durati in carica solo qualche mese, fino cioè alla scadenza del mandato, nel febbraio prossimo. Con l’azzeramento e la nuova nomina, invece, i   revisori scelti rimarranno in carica per tre anni. Con questa procedura, la maggioranza ha anche  in qualche modo posticipato gli effetti delle norme – “centraliste” le ha definite Perrone – che, una volta in vigore, obbligheranno gli enti ad “assumere”  i professionisti estratti da un elenco su base regionale (con l’indicazione del presidente del collegio fatta di concerto dal ministero dell’Interno e da quello delle Finanze). Grosso modo, l’intento sarebbe quello di sottrarre ai controllati il diritto di nominarsi i controllori.

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