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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Da due ulivi colpiti da xyella e trattati, un resa notevole: 29 chilogrammi di extravergine

Di oltre due quintali il raccolto di ottobre da due piante secolari, quindi la produzione. Con un preparato naturale un imprenditore, testardo e discusso, mantiene gli alberi in buone condizioni sfidando innesti e reimpianti

LECCE - All'interno della rotatoria che smista le auto verso il centro di Lecce e, nell'altra direzione, sulla statale per Brindisi, e nelle grandi aiuole con prato inglese tutto attorno ci sono alcuni alberi di ulivo. Hanno qualche secolo di vita, ma negli anni scorsi sono stati colpiti dal batterio della xylella che ha generato il complesso del disseccamento rapido. 

Sono tutti praticamente in stato terminale, tranne due piante che si presentano in condizioni molto buone: non si direbbe nemmeno che siano state vessate dal flagello che ha messo in crisi la produzione olivicola del Salento. La persona che ha deciso di prendersene cura, prima che fosse troppo tardi, le ha chiamate il "re" e la "regina": è Luigi Botrugno, vulcanico e discusso imprenditore  che con uno speciale trattamento naturale - regolarmente autorizzato - ha lanciato una sfida ai sostenitori degli innesti e dei reimpianti, dimostrare che un ulivo con xylella non è un albero condannato a inevitabile morte, ma una pianta che può continuare a produrre, e anche bene.

Sospettato dagli ambienti ufficiali di intenzioni truffaldine e di atteggiamenti dilettantistici, ha sempre respinto al mittente le accuse. Del resto, e lo ripete spesso in alcuni coloriti video che lui stesso inserisce sui social, non ha mai detto di poter eliminare il batterio, ma di neutralizzarne l'azione distruttrice con un preparato naturale, regolarmente autorizzato.

Verso la fine di ottobre, in maniera del tutto casuale, ci imbattemmo nella raccolta delle olive cresciute su quei due alberi di varietà ogliarola. Proprio in quei giorni imcombeva su di lui la possibilità, ventilata dal direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia, di essere denunciato per pubblicità ingannevole. Di quella raccolta oggi diamo i numeri, fedeli alla necessità di attenersi ai fatti: non è, d'altra parte l'osservazione, un elemento costitutivo del metodo scientifico?

Sono stati 230 i chilogrammi raccolti - secondo la documentazione del frantoio - per una produzione, a stretto giro di posta, di 29 chili di olio extravergine, con lo 0,19 percento di acidi grassi liberi e tutta una serie di ottimi valori attestati dalla analisi chimiche di laboratorio. Avendolo ora provato, possiamo dire che si tratta di un olio molto buono. Per chi se lo stesse chiedendo, ha un prezzo congruo con i prodotti della stessa fascia. Il "re" e la "regina", insomma, continuano a produrre: a breve ci sarà la nuova concimazione e, in primavera, il primo dei due trattamenti annuali previsti con "NuovOlivo" (così si chiama il preparato).

Da ulivi con xylella si può quindi continuare a produrre. Ma il tempo, a differenza dell'olio, non si può comprare: in altre parole, non si può sapere se nel medio e lungo periodo il batterio non finirà per prendere, comunque, il sopravvento, ma di certo c'è che per ora l'indice di malattia di McKinney lo attesta su percentuali davvero minime rispetto alle condizioni di partenza. In realtà, nemmeno su innesti e reimpianti si possono precorrere i tempi e la stessa comunità scientifica di solito non va oltre l'aggettivo "incoraggiante": le varietà più o meno resistenti lo saranno per sempre? Per Botrugno, che non è un tipo che si contiene facilmente, i primi sono un fallimento, i secondi un azzardo. Palla al centro.

Questa annosa e complessa vicenda che ha martoriato il Salento, rivelando una serie di inadeguatezze da ogni punto di vista, incluso quello della comunicazione, sembra essere giunta alla proposizione di una domanda: quanto vale la vita di un ulivo? In termini più spiccioli, investire sui trattamenti - che hanno un costo materiale e un costo in risorse umane - consente di avere margini di reddito in un mercato dove la concorrenza è spietata? Per alcuni, evidentemente, la risposta è negativa. E i ristori restano un porto sicuro: per le piccole e medie imprese il contributo per ogni estirpazione va dai 90 a 115 euro ad albero, a seconda della densità di piante per ettaro. Importi minori sono stati previsti dalla giunta regionale anche per mandorli e ciliegi. 

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