Cronaca

Bombe, roghi e lettere di minacce: clima teso e quasi surreale

A Carmiano, quello di domenica, è stato il quarto ordigno. In mezzo, anche qualche auto in fiamme, ma soprattutto alcune ben note missive d'intimidazione che, a questo punto, assumono un aspetto davvero sinistro

Il Doblò distrutto domenica e la strada disseminata di resti.

CARMIANO – Quattro ordigni esplosi davanti ad altrettante abitazioni di Carmiano. Dal 6 marzo scorso e fino a domenica 17 luglio, una scia ininterrotta di boati. E non solo. Fra un ordigno e l’altro, nello stesso, piccolo comune a nord di Lecce (poco più di 12mila abitanti comprendendo la sua frazione, Magliano) anche qualche autovettura andata a fuoco. Difficile, però, nei casi specifici dei veicoli rilevare il dolo. 

Nel frattempo, quella lettera firmata “Zodiac”. Un ignoto è andato a rispolverare un serial killer che agì negli Stati Uniti a cavallo fra gli anni ’60 e ’70. Arrivò verso la fine di marzo in due redazioni: quella di LeccePrima e del Nuovo Quotidiano di Puglia. Diceva: “Non è il primo bum/flash che ho fatto l’altra notte e non sarà l’ultimo”. Una terza missiva fu spedita nelle stesse ore al sindaco di Carmiano, Giancarlo Mazzotta.  

Alle parole d’accompagnamento “in chiaro” per presentare la propria enigmatica figura, il fantomatico “Zodiac” unì tre distinti fogli in linguaggio cifrato (lo stesso usato dal vero assassino). Finirono nelle mani della Digos. Tradotti, erano tutte minacce, senza un senso apparente. E soprattutto senza un destinatario chiaro.

Vista anche la vicinanza temporale, a tutti venne automaticamente in mente l’ordigno collocato in via Principe di Savoia, davanti all’abitazione di un dipendente comunale del settore Attività produttive e della moglie, impiegata presso la Bcc Terra d’Otranto. Esplose nella notte fra il 5 e il 6 marzo.

La vicenda colse tutti di sorpresa. Non aveva in apparenza una logica evidente, facile da inquadrare di primo acchito. S’ipotizzò, fra l’altro, che potesse esservi un filone proprio con la vicenda della banca, finita nel tritacarne di una ben nota inchiesta del Ros dei carabinieri, per via di altre due lettere di minaccia, molto più brevi, inviate a cittadini di Carmiano che con la Bcc avevano avuto a che fare, almeno in passato, in qualità rispettivamente di componente di collegio sindacale e del consiglio d’amministrazione.

Un mitomane che voleva solo provocare scompiglio in una situazione già delicata o qualcuno che veramente annunciava nuovi attentati? Tutti i dubbi restano. Ma quelle lettere, ora, non sono ora da sottovalutare. C’è il problema, infatti, che, strada facendo, le bombe sono aumentate e di mezzo s'è messo anche qualche incendio.

La questione, insomma, s’è fatta più intricata. Il nodo, imbrigliato. Fin troppo. Così, l'argomento Bcc è finito molto più sullo sfondo. Forse, le logiche di sottofondo sono altre o comunque molto più articolate. Forse, ci sono anche altri contesti da scandagliare. Per esempio, la mano pesante di personaggi facenti capo a una criminalità organizzata che non getta mai la spugna. Nella penombra è possibile che si muovano uno o più soggetti. Ipotesi. Idee. Nulla che gli investigatori offriranno mai, in questa fase, anche sottoforma di soffiata.

L’aria a Carmiano, e questo è poco ma sicuro, si è appesantita fin troppo. Trascurando fatti dello scorso anno (l’ultima auto bruciata risaliva nientemeno che al novembre del 2015) e partendo dal 2016, cioè da quella fatidica bomba di via Principe di Savoia, escludendo anche fatti di cronaca comuni (furti, rapine, e via dicendo), si ricorda la Fiat Bravo in fiamme nel centro storico del pomeriggio del 27 marzo. Forse davvero un guasto meccanico, in quel caso.

Pochi giorni dopo, però, nella notte fra il 30 e il 31, in via Monsignor Paladini, qualcuno collocò il secondo ordigno della serie. Davanti all’abitazione di un agente di polizia penitenziaria del carcere di Borgo San Nicola. Ancora: fra il 1° e il 2 maggio, ecco di nuovo il fragore di un’altra esplosione, stavolta in via Don Donato Franco. Obiettivo: il lounge bar “Burlesq”.

Un mese di tregua, poi ecco andare a fuoco, nella notte fra il 5 e il 6 luglio, in via Villafranca, la Fiat Marea del titolare di una palestra. Nessun segno evidente di dolo. Sarà stata solo una coincidenza, ma pochi giorni dopo, nella stessa via (esattamente all’estremo opposto, però, e si tratta di una strada piuttosto lunga), alle prime ore del 17 (cioè domenica scorsa), l’ordigno che ha fatto saltare per aria un Fiat Doblò di un giovane imbianchino, che abita a una ventina di metri da suo zio, maresciallo dei carabinieri in forza al Norm della compagnia di Campi Salentina. 

Si è trattato di un dispositivo artigianale caricato a tal punto, da far saltare in aria non solo il cofano dell’auto presa di mira, ma anche finestre, cristalli di altre vetture, qualche porta. Una scena quasi da battaglia che a Carmiano gli stessi cittadini stentavano a credere fosse reale.

In alcuni di questi casi, proprio come nell’ultimo, alcune videocamere avrebbero immortalato il passaggio di almeno un sospettato, con casco in testa. Elementi al vaglio degli investigatori dei carabinieri che si stanno muovendo in uno scenario sempre più inquieto.

Bombe, roghi, lettere di minaccia. Di certo sono troppi episodi gli gravi a Carmiano in pochi mesi. E se forse non vi sono legami fra ogni evento, ognuno di questi concorre comunque ad ammorbare l'atmosfera. Tutti episodi destabilizzanti, alcuni forse davvero anche fortuiti (come per le auto), altri ovviamente dolosi (i quattro ordigni), che sembrano quasi le tessere di un mosaico da inserire al posto giusto per ottenere una figura precisa.

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